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Per comprendere meglio come San Giuseppe praticò la virtù dell’umiltà, è opportuno spiegare il significato di questa virtù tanto importante e tanto bella.
Virtù soprannaturale derivante dalla temperanza, l’umiltà ci da la giusta conoscenza della nostra piccolezza e miseria in relazione a Dio, ovvero ci dà la giusta conoscenza di noi stessi, povere creature tendenti al male e bisognose del continuo aiuto di Dio.
L’umiltà è una costante disposizione interiore, che ci inclina a raffrenare e mortificare il disordinato desiderio della nostra eccellenza e ci inclina a cercare e amare il nascondimento e, quando l’umiltà a raggiunto gradi eroici, a cercare il disprezzo degli altri.
Sant’Agostino afferma che l’umiltà, mira principalmente alla sottomissione dell’uomo a Dio, e di conseguenza l’uomo si sottomette anche agli altri, umiliandosi dinanzi ad essi.
L’umiltà è la virtù che ci fa attribuire a Dio l’onore e la gloria di ciò che si fa di bene. L’umiltà è anzitutto luce, conoscenza, verità; ma la giusta conoscenza di noi stessi può essere vera e autentica solo se viene messa in relazione con Dio. San Tommaso d’Aquino, insiste molto nel sottolineare questo aspetto che costituisce la radice e l’aspetto più profondo dell’umiltà.
Se poi consideriamo ciò che costituisce il fondamento ultimo dell’umiltà è cioè la relazione alle infinite perfezioni di Dio, ci rendiamo conto che questa virtù sta in intima relazioni con le virtù della fede, della speranza, e della carità e riveste un certo carattere di culto e di venerazione verso Dio, che l’avvicina molto alla virtù della religione.
La virtù dell’umiltà, come del resto tutte le altre virtù, devono crescere ogni giorno. In questo aspetto sono di modello i Santi e in particolare S. Giuseppe.
I santi, a misura che crescono nella perfezione e nella santità, ricevono da Dio maggiori luci sulle sue infinite perfezioni di conseguenza, percepiscono in modo sempre più acuto l’abisso che esiste fra la grandezza di Dio e la loro propria miseria e sorge in loro una profonda umiltà per cui si metterebbero con piacere ai piedi dell’uomo più vile e spregevole del mondo.
Non vi è dubbio che colui che nella Chiesa è stato il più piccolo, il più umile, il più nascosto, dopo Gesù e Maria, non è altro che San Giuseppe, il quale non occupò nella gerarchia ecclesiastica alcuna mansione onorifica, non essendo stato rivestito di alcuno di quegli uffici che enumera San Paolo quando dice: “Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue.” (1 Cor. 12,28).
San Giuseppe non è stato nè apostolo nè evangelista, nè pontefice nè martire, né sacerdote né dottore, anzi agli occhi degli uomini neppure fu vergine, infatti lo consideravano il padre di Gesù, mentre non fu padre secondo la carne, essendo Gesù figlio di Maria Vergine, che l’aveva concepito di Spirito Santo.
S. Giuseppe fu dunque nella Chiesa il più piccolo e il più umile, ed è perciò il più sublime e il più grande.
San Giuseppe aveva ricevuto da Dio una missione tutta opposta a quella degli Apostoli, questi avevano ricevuto da Dio la missione di far conoscere, amare e servire Gesù e dovevano essere come fiaccole che lo mostrassero al mondo, San Giuseppe invece doveva tenerlo nascosto.
La vita di San Giuseppe fu dunque sempre circondata dal silenzio.
Comprendiamo meglio ora quali e quante meraviglie misteriose e grandi Dio operò in Lui.
Il Vangelo ricorda la stirpe, che era nobilissima, di Jesse e di Davide, e dice di San Giuseppe che era “uomo giusto” (Mt, 1,19), null’altro. Il significato, però, di questa parola per lui è altissimo: egli è giusto non per una o per molte virtù, ma per tutte, e tutte praticate in grado perfettissimo. La grazia datagli da Dio fu di gran lunga superiore di quella data a tutti gli altri Santi e conveniente al suo sublime ufficio, il più alto in Cielo e in terra dopo quello di Maria Immacolata e Madre di Dio.
San Giuseppe corrispose alle grazie ricevute in modo perfettissimo perchè l’umile non si esalta in quanto ama il Signore, ubbidisce alla sua legge e rimane volentieri e sempre nell’ombra.
Quantunque discendente da famiglia reale, S. Giuseppe non si vergogno di fare il falegname. Era consapevole della sua eccezionale missione: custodire il Figlio di Dio; eppure non ne fece parola ad alcuno. I suoi concittadini, se avessero saputo che egli teneva presso di sé l’atteso Messia, gli avrebbero reso onore e l’avrebbero stimato assai di più; ma egli non cercava l’onore e la stima umana.
Quando gli abitanti di Betlemme gli negarono l’alloggio per la notte ed egli fu costretto a rifugiarsi nella grotta, avrebbe potuto dire chi fosse, quale onore meritasse la sua Santissima Sposa e chi fosse quel Bambino prossimo a nascere. Invece non disse nulla; nella sua umiltà preferì essere considerato quale povero uomo e non si afflisse di non essere riconosciuto per quello che era. Quando i Magi andarono ad adorare Gesù, San Giuseppe godette dell’onore che si rendeva al nato Messia, ma non si inorgoglì di Lui. Trascorse la vita nel silenzio e nel nascondimento della sua bottega, lieto di dare gloria a Dio e non a sé.
Non usciva dal suo ambiente per farsi conoscere. Teneva nascosto il suo ufficio di padre putativo di Gesù. Non parlava di sé e parlava lo stretto necessario preferendo stare in ascolto. San Giuseppe rimase nascosto e umile per offrire a Dio tutto se stesso, per compiere con la massima fedeltà la sua missione di padre putativo e di sposo della Vergine Maria.
Possiamo così paragonarlo al fiore che cresce solitario sulle rocce dei monti, non visto e non odorato da nessuno, che apre la sua corolla per offrire solo a Dio la sua bellezza e il suo profumo.
San Giuseppe fu elevato a grande onore: fu custode di Gesù e sposo e protettore di Maria: ufficio nobilissimo e unico. Si avverò nella vita di San Giuseppe quanto la Madonna aveva cantato nella casa di Santa Elisabetta: “ Ha rovesciato i potenti dai troni ha innalzato gli umili” (Lc. 1,53).
Insegna S. Agostino che quanto più alto si vuole innalzare l’edificio della santità, tanto più profondo deve essere il fondamento dell’umiltà. San Giuseppe, essendo il più grande Santo dopo Maria Santissima, come insegna il magistero della Chiesa, dovette quindi possedere una profondissima umiltà che raggiunse il grado più alto.
San Giuseppe, senza alcuno studio, sentì e visse questa virtù, accanto a Colui che essendo il tutto, si era fatto niente e un giorno avrebbe detto: “Imparate da me, che sono mite ed umile di cuore” (Mt 11,29). San Giuseppe riconobbe il suo nulla, e senza appoggiarsi su di sé si affido al Signore, alla Sua provvidenza e alle preghiere di Gesù e Maria.
Egli passò inosservato, senza alcun rumore, quasi sfiorasse la terra. Si chiuse in profondo silenzio, anche nelle circostanze più rilevanti della vita. Di lui nessuna parola nel Vangelo, che sia uscita dalle sue labbra. Anche dopo la morte, Iddio permette che rimanga avvolto nell’oscurità e ci vogliono secoli per essere conosciuto e glorificato. Fugge la stima degli uomini e si va nascondendo dappertutto. Accoglie con serenità imperturbata il disprezzo come cosa a lui dovuta, e si direbbe a lui gradita. Tra i rifiuti di Betlemme e il duro trattamento in Egitto, non gli sfugge un lamento, né appare in lui segno alcuno di turbamento. L’umiliazione più profonda viene da lui convertita in sincera umiltà. Eppure egli era rivestito di una dignità e di una missione altissima.
Umiliamoci di fronte alla figura eminentemente umile di San Giuseppe e persuadiamoci che non faremo alcun passo, come insegna S. Tommaso, nella via della perfezione, se non ameremo l’umiliazione e il disprezzo. Il chicco di frumento messo profondamente sotto terra, secondo la parola di Dio, cresce rigoglioso e produce frutti abbondanti; così l’umiltà che seppellisce l’io orgoglioso e reca frutti consolanti, frutti di grazia, frutti di gaudio e frutti di innalzamento. San Giuseppe, nei vari tratti della sua vita, profondamente abbassato, si è voluto sempre nascondere ed è quasi scomparso alla vista degli uomini. Il Signore, che esalta gli umili, lo ha innalzato alla Dignità di Padre suo. Come l’umiltà di Maria ha causato l’elezione alla dignità di Madre di Dio, così l’umiltà di San Giuseppe, afferma lo stesso S. Bernardo, lo ha elevato alla dignità di sposo di Lei e quindi di vice padre del medesimo figliuolo di Dio. “ … Dio resiste ai superbi e dà la grazia agli umili” (Gc. 4,6), (1 Pt. 5,5). San Giuseppe abbondò di un torrente di grazie, in proporzione della pienezza, di cui fu ricolma Maria.
Gesù ha promesso il riposo della pace alle anime umili, e San Giuseppe tra i veli dell’oscurità e l’onta del disprezzo e della noncuranza, non solo rimane sereno, ma gode di essere condotto nel gran mistero delle umiliazioni dell’Uomo Dio, da cui deve dipendere la salvezza del mondo.
“Il caro Santo è modello di umiltà per tutti quelli che vogliono seguire fedelmente Gesù: è la prova che per essere buoni e autentici seguaci di Gesù non occorrono grandi cose, ma bastano e occorrono virtù comuni, umane, semplici, ma vere e autentiche” (Paolo VI, 19-03-1969).

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Commento da Suor Paolisa Falconi su 15 Gennaio 2018 a 17:12

Reverendo padre Giuseppe, ho letto con vivo interesse il suo bellissimo articolo. Quanto abbiamo bisogno di imparare dal nostro San Giuseppe la grande virtù dell'umiltà. E' la virtù che ci fa stare al nostro posto, senza nessuna paura, perché dei "piccoli" è il Regno dei Cieli. Quante volte nelle nostre giornate abbiamo l'opportunità di esercitare questa bella virtù e forse ci lasciamo sfuggire l'occasione. Chiedo al nostro caro San Giuseppe di aiutarci a vivere sempre nell'umiltà, lontani dai riflettori, nell'ambiente ove l'obbedienza ci ha posti, felici solo di servire e donare quanto siamo e quanto abbiamo con semplicità. Grazie, padre Giuseppe! Il Signore la benedica.

Commento da Loretta Sció su 15 Gennaio 2018 a 15:55

Volevo ringraziarla per aver risposto al nostro invito. Molto bello l'articolo e ricco di spunti. E' proprio vero che Dio concede la sua grazia agli umili. Vero anche che San Giuseppe è il più grande in umiltà insieme alla sua sposa. Grazie p Giuseppe!!

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