Maria: “Vedova Santissima” e “Sposa Addolorata”.

Considerazioni mariane suggerite da un’attenta giosefologia.

 

Le celebrazioni mariane dell’anno liturgico commemorano gli eventi salvifici in cui la Vergine Maria fu strettamente associata al Figlio. In Quaresima, nella Settimana Santa, il 15 settembre, la Chiesa soprattutto dall’XI secolo d.C. in poi non ha mai trascurato di venerare la Madre di Dio, la Sempre Vergine, con il titolo di Addolorata o Madre dei dolori; seguendo il racconto evangelico, i fedeli hanno associato la Madre alla Passione salvifica del Figlio. Fin dai giorni dell’infanzia di Cristo, tutta la vita della Vergine trascorse sotto il segno della spada. Nascono così lungo la storia della cristianità pii esercizi e riti di ogni genere, espressioni della pietà popolare, per voler rivivere un momento decisivo della storia della salvezza con la Madre associata alla passione del Figlio e vicina a lui innalzato sulla croce. Come Cristo è infatti l’ “uomo dei dolori”, così Maria è la “donna del dolore”, che Dio volle associata a suo Figlio come madre e partecipe della sua Passione.

Molto commoventi le scene dello spasimo e della Pietà che si presentano nell’arte figurativa (pittorica e scultorea) o nelle rappresentazioni teatrali e nelle visioni cinematografiche: rimasta sola, immersa in un profondo dolore, dopo la morte del suo unico Figlio, in Maria si concentra il dolore dell’universo per la morte di Cristo. Ha vissuto il più purissimo e terribile martirio, consumato attimo per attimo, al momento estremo della Croce. La sua maternità assume sul Calvario dimensioni universali. La Madre piange non solo la morte del Figlio, innocente e santo, il sommo suo bene, ma anche lo smarrimento del suo popolo e il peccato dell’umanità. In Maria Addolorata, nella Madonna della Pietà, vediamo inoltre la personificazione di tutte le madri che, lungo la storia, hanno pianto la morte di un figlio.

Ma non dimentichiamo che Maria prima di essere Madre di Cristo fu sposa e moglie. Gesù si incarna per opera dello Spirito Santo nel seno di una Vergine, sposata con un uomo della casa di Davide di nome Giuseppe. Lei era prima, durante e dopo l’Annunciazione, la moglie legittima di Giuseppe e questi il vero sposo-marito della Vergine. “L'uomo «giusto» di Nazaret possiede soprattutto le chiare caratteristiche dello sposo… Secondo la consuetudine del popolo ebraico, il matrimonio si concludeva in due tappe: prima veniva celebrato il matrimonio legale (vero matrimonio), e solo dopo un certo periodo, lo sposo introduceva la sposa nella propria casa. Prima di vivere insieme con Maria, Giuseppe quindi era già il suo «sposo… Il fatto di esser lei «promessa sposa» a Giuseppe è contenuto nel disegno stesso di Dio. Ciò indicano entrambi gli evangelisti citati, ma in modo particolare Matteo. Sono molto significative le parole dette a Giuseppe: «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (Mt 1,20). Esse spiegano il mistero della sposa di Giuseppe: Maria è vergine nella sua maternità. In lei «il Figlio dell'Altissimo» assume un corpo umano e diviene «il figlio dell'uomo». Rivolgendosi a Giuseppe con le parole dell'angelo, Dio si rivolge a lui come allo sposo della Vergine di Nazaret. Ciò che si è compiuto in lei per opera dello Spirito Santo esprime al tempo stesso una speciale conferma del legame sponsale, esistente già prima tra Giuseppe e Maria. Il messaggero chiaramente dice a Giuseppe: «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa». Pertanto, ciò che era avvenuto prima - le sue nozze con Maria - era avvenuto per volontà di Dio e, dunque, andava conservato. Nella sua divina maternità Maria deve continuare a vivere come «una vergine, sposa di uno sposo» (cfr. Lc 1,27)”. (RC 18).

“Se nella liturgia Maria è celebrata come «unita a Giuseppe, uomo giusto, da un vincolo di amore sponsale e verginale»” (RC 20), allora è doveroso pensare a un altro dolore della Vergine sofferto durante la sua vita - potremmo dire l’ “ottava spada” in aggiunta alle tradizionali “sette spade” -, come del resto lo stesso dolore che ogni donna prova per la dipartita del proprio marito. Sicuramente la morte di un figlio e quella del proprio marito sono due dolori ben diversi, ma la dipartita dello sposo è sempre un’esperienza della vita non secondaria che purtroppo segna profondamente il cuore di una donna-sposa e madre. D'altronde se una donna ha un figlio e diventa madre è perché principalmente si è innamorata di un uomo ed è stata sposa-moglie di quell’uomo.

Anche Maria santissima, dunque, come ogni donna, visse il periodo di innamoramento per il suo amato Giuseppe; purtroppo non si riflette abbastanza su questo aspetto tra loro due, ma bisogna capire che non sono affatto una coppia anormale e diversa da tutte le altre, sono invece una coppia secondo il volere di Dio, entrambi si sono cercati e amati. Anche Maria santissima, poi, visse la fedeltà e l’oblazione per il suo sposo Giuseppe, quel dovuto rispetto che una moglie riserva per il marito. Anche Maria santissima, come ogni donna, visse gioie e dolori, salute e malattia insieme a suo marito. E così, infine, come qualsiasi donna, anche Maria visse il momento sofferente e tragico del transito dello sposo.

Lacrime di dolore e di strazio per la morte di san Giuseppe, silenziosa sofferenza per essere rimasta vedova, condizione che a quei tempi non era il massimo dello status sociale per una donna. Ritrovarsi vedova era una delle cose peggiori che poteva capitare. Si era in assenza di sicurezze sociali ed economiche, la vedova era esposta soprattutto in contesti tipicamente maschili. Ma prima di tutto si soffriva per gli affetti feriti, il ritrovarsi meno donna perché meno moglie e meno madre, si era una persona dimezzata. La vedova, da sola o molto più associata ad orfani e stranieri, viene citata spesso nella Bibbia e sempre in contesti e discorsi di forte tutela e da Dio garantita.

Non sappiamo a che età è morto san Giuseppe e che età potevano avere sia Maria sia Gesù. Il fatto però non sfugge a nessuno: Maria fu vedova! Chissà cosa provò la Madonna nel vedere il suo sposo defunto? Chissà la sofferenza nell’abbracciarlo per l’ultima volta, nel dargli l’ultima carezza e magari l’ultimo bacio. Chissà quali furono i suoi pensieri nel vedersi sola, senza più un aiuto al suo fianco? Chissà quali furono i ricordi dei momenti trascorsi con il suo sposo che lei serbava nel suo cuore. Perché non pensare a tutto questo? Il vangelo apocrifo ‘Storia di Giuseppe il falegname’ cerca di darci un’istantanea di questo triste evento, di questo momento di trapasso, del transito del moribondo Giuseppe rivelandoci una certa intimità e dolcezza nonostante la drammaticità della scena. Allora anche in quel momento “Stabat Maria dolente” a fianco del marito, del padre terreno del Figlio di Dio; stava Maria silenziosa vicino al capezzale dello sposo morente, una spada trafisse la sua anima, perché lo sposo moriva, ed ella serbava tutte queste cose nel suo cuore immacolato e addolorato.

E mentre la Vergine Maria che sosta presso il sepolcro del Figlio è icona della Vergine Chiesa che veglia presso la tomba del suo Sposo, in attesa di celebrarne la Risurrezione, così già prima, vegliando a fianco del marito defunto, Ella è icona di totale fedeltà sponsale per tutte le donne cristiane. Mentre la Vergine, anticipando e impersonando la Chiesa, attende piena di fede la vittoria del Figlio sulla morte quando il corpo del Figlio Gesù riposò nel sepolcro e la sua anima scese negli inferi per annunciare ai suoi antenati l’imminente liberazione dalla regione dell’ombra, così Ella, ai piedi dello sposo Giuseppe, è figura di tutta la Chiesa che rivolge l’ultimo saluto a un suo membro, prima che il corpo sia portato alla sepoltura, è l’icona dell’attesa e della sicura speranza che risorgeremo nell'ultimo giorno insieme a tutti i morti in Cristo.

E’ allora giusto pensare che la Madonna, la Mamma celeste, viene in aiuto ancora oggi a tutte le donne vedove che dovranno affrontare il seguito della loro vita da sole, pensando - da sole - alla crescita e alla realizzazione dei propri figli e dei nipoti. La Madonna, come Madre premurosa per le sue figlie, verrà in aiuto a tante donne che vivono il loro periodo di vedovanza pervaso di solitudine. Altre considerazioni e altre riflessioni credo che potrebbero nascere se si approfondisse l’argomento. Lascio alla Mariologia l’onere di penetrare il mistero; alla spiritualità mariana invece rivolgo l’invito di prendere in considerazione anche nuovi titoli mariani da inserire nelle Litanie e nei pii esercizi. Innanzitutto l’invocazione “Santa sposa di Nazaret” dopo “Santa Vergine delle vergini”; poi “Sposa amata del casto Giuseppe” e “Vedova della speranza” dopo l’invocazione “Vergine fedele”.

Mi è sembrato doveroso scrivere queste poche righe per ricordare a tutti un aspetto della Sacra Famiglia e dei Santi Sposi. Il ricordo di san Giuseppe a marzo coincide quasi sempre con il periodo quaresimale, la solennità del 19 marzo di norma è seguita, a pochi giorni, dalla Settimana Santa. Credo che queste pie riflessioni possano farci riflettere tenendo conto le diverse prospettive teologiche cristiane, mariane e giosefine, utili per una rinnovata pastorale familiare e vocazionale.

“Il Concilio Vaticano II afferma: «La beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla Croce», «andando innanzi» a tutti coloro che mediante la fede seguono Cristo. Ora, all'inizio di questa peregrinazione la fede di Maria si incontra con la fede di Giuseppe…La via propria di Giuseppe, la sua peregrinazione della fede si concluderà prima, cioè prima che Maria sosti ai piedi della Croce sul Golgota e prima che ella - ritornato Cristo al Padre - si ritrovi nel Cenacolo della Pentecoste nel giorno della manifestazione al mondo della Chiesa, nata nella potenza dello Spirito di verità. Tuttavia, la via della fede di Giuseppe segue la stessa direzione, rimane totalmente determinata dallo stesso mistero, del quale egli insieme con Maria era divenuto il primo depositario” (RC 4 e 6). E trattandosi di una indivisibile unione degli animi, di un’unione dei cuori tra la Madonna e il suo casto sposo, “si può anche dire che Giuseppe è il primo a partecipare alla fede della Madre di Dio, e che, così facendo, sostiene la sua sposa nella fede della divina Annunciazione. Egli è anche colui che è posto per primo da Dio sulla via della «peregrinazione della fede», sulla quale Maria - soprattutto dal tempo del Calvario e della Pentecoste - andrà innanzi in modo perfetto” (RC 5).

Agli artisti, infine, il suggerimento di nuove icone mariane: “Maria, Vedova Santissima, Sposa Addolorata”.

 

 

Paolo Antoci

© Ragusa - Marzo 2019.

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