Radio San Giuseppe

Per conoscere e amare il più grande santo

Sia lodato Gesù Cristo!

 

Quando il Papa Giovanni XXIII, “il Papa Buono”, seppe della sua malattia irrimediabile, il segretario gli disse: “Perché non preghi il Signore affinché ti conceda almeno di poter terminare e chiudere il Concilio Vaticano Secondo?”, che egli stesso aveva solennemente aperto. Ma il Papa rispose: “No; se Gesù mi dicesse: ‘Chiedimi questa grazia e io te la concederò’, io gli risponderei: ‘No, Signore, voglio mettere in pratica fino all’ultimo la preghiera che tu ci ha insegnato, la richiesta del Padre Nostro ‘sia fatta la tua volontà’; voglio imitarti sino alla fine secondo l’esempio che Tu ci hai dato, da Betlemme al Calvario, cioè di compiere perfettamente la Volontà del Padre’”.

 

Cari fratelli e sorelle, in questa domenica vorrei invitarvi a riflettere su un tema che è - direi - come il centro e il cuore della nostra vita: l’imitazione di Nostro Signore Gesù Cristo, imitazione in tutto e per tutto, specialmente nel compiere la Volontà del Padre Celeste.

Ricavo il tema, in particolare, dalla Seconda Lettura di oggi, dove l’apostolo San Paolo dice ai primi cristiani e quindi anche a noi: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù”.

C’è un canto religioso di un sacerdote brasiliano P. Zezinho dal titolo “Amar come Gesù”, che dice tra l’altro: “Un giorno una bambina mi fermò /aveva carta e penna, lì, con sé; /Doveva fare un compito e perciò /guardandomi negli occhi domandò: / “Vorrei sapere, Padre, cosa fare /per avere la felicità”. E nel ritornello c’è la risposta: “Amar come Gesù amò, / sognar come Gesù sognò, / pensar come Gesù pensò, /scherzar come Gesù scherzò, / sentir come Gesù sentiva, / gioir come Gesù gioiva, /e quando arriverà la sera / tu ti senti pazza di felicità”. Insomma, al tema “che cos’è la felicità” il cantautore dà questo svolgimento: “la felicità è essere come Gesù”. E in verità, cari fratelli e sorelle, anche io non conosco altra felicità su questa nostra misera terra, in questa nostra “valle di lacrime”, e poi un giorno eternamente in Cielo.

Dunque: imitare Gesù, assomigliargli, prenderlo come modello,  come nostro esempio perfetto in tutto. E’ stata questa la tensione dei santi, a cominciare dallo stesso apostolo San Paolo che dice in varie sue lettere: “Io non conosco altro che Gesù Cristo, e Gesù Cristo Crocifisso … Per amore di lui ho lasciato perdere tutte le altre cose, che umanamente parlando mi potevano anche allettare ma che per me ormai sono spazzatura! Soltanto Gesù vale e conta e serve. Ormai io guardo a lui, voglio solo conoscerlo e amarlo sempre di più con tutto il cuore … Per me vivere è Cristo … L’amore del Cristo mi spinge”. Di modo che, poteva dire agli altri “Fatevi miei imitatori, così come io sono imitatore di Cristo”. E - ripeto - tutti i santi hanno avuto quest’ansia, questo desiderio: essi, infatti, sono chiamati “servi e amici di Cristo”.

 

Cari fratelli e sorelle, noi tutti abbiamo un’unica vocazione: quella di riprodurre in noi i lineamenti di Nostro Signore Gesù Cristo. È lui il modello, è lui la bella copia. San Paolo diceva ancora: “Come avete portato in voi l’immagine dell’uomo carnale, dell’uomo peccatore, di Adamo, così ora dovete portate in voi l’immagine dell’uomo celeste, l’immagine del nuovo Adamo, l’immagine dell’uomo nuovo, l’immagine dell’Uomo con la U grande,  il vero e perfetto Uomo, Gesù Cristo”.

Dicevo: questo è il nostro destino, questa è la nostra meta, questo è il nostro ideale, questo è ciò che dobbiamo attuare per diventare come Dio ci vuole, per essere perfettamente uomini, per realizzarci appieno e per avere dunque, secondo quel canto che vi ho citato, la vera e perfetta felicità qui in terra e poi soprattutto di là nell’altra vita, in Paradiso.

Ma per essere come Gesù, per assomigliargli, per imitarlo, per ricopiare in noi le sue virtù, che fatica! Che impegno! Non è sempre facile: ci vuole tanta vigilanza, rinnegamento di sé e tanta buona volontà. E c’è un altro canto, un canto per bambini, intitolato proprio “La buona volontà” che dice fra le altre cose: “La buona volontà è un’erba molto rara, a volte costa poco a volte costa cara. La buona volontà non è una medicina che basta solo prenderne un cucchiaio alla mattina; per tutta la giornata devi portarla in te, e allora vedrai che la tua forza si moltiplica per tre …”. La buona volontà! Perciò il proverbio popolare dice: “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, e qualche volta c’è di mezzo l’oceano! Ma, nella realtà, tra il dire e il fare c’è di mezzo soltanto appunto la buona volontà, oltre che s’intende la Grazia di Dio!

Nostro Signore ha fiducia in noi, e perciò ci ha esortato in mille modi: “Imparate da me, praticate la mia Parola, fate come faccio io … Chi tra di voi vuole essere il più grande sia l’ultimo e il servo di tutti, appunto come Io che sono il più grande, eppure sto in mezzo a voi come colui che serve … Vi ho lavato i piedi facendo il mestiere di uno schiavo e così dovete fare anche voi!”.

San Pietro scriveva: “Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme” ( 1 Pt 2,21). Insomma, Gesù Cristo ci ha preceduti. Ha detto: “Dovete portare ogni giorno la vostra croce”. Ma non lo ha detto dall’alto di una cattedra; lo ha detto prendendo Lui per primo la sua croce e andando avanti a noi.

Insomma, cari fratelli e sorelle, Gesù è un maestro perfetto, è un modello perfetto. Possiamo e dobbiamo imitarlo. La nostra unica gloria è imitare lui; nostra unica disgrazia è avere altri modelli, o voler fare da noi, come ci garba, secondo l’istinto del momento.

Altri modelli? Ce ne sono tanti purtroppo! E qualche volta noi rischiamo di seguirli. Quel calciatore porta l’orecchino all’orecchio? E tutti quanti fanno così! … Egli diventa un modello da imitare! Macché modello e modello?! … Quel cantate veste o si pettina così o si atteggia in quel modo?! … Anch’io faccio similmente! No, fratelli miei, tutte queste cose per noi cristiani sono “spazzatura”! Dobbiamo piuttosto dire con San Paolo: “Io non conosco altro che Gesù Cristo e Gesù Cristo Crocifisso!”.

Riprendiamo come unico modello proprio lui, Nostro Signore. E riprendiamolo oggi! Altrimenti, perché ci chiamiamo cristiani?! … Mi viene in mente un piccolo episodio che si legge nella vita di Alessandro Magno. Un giorno egli chiamò un suo generale che portava il suo stesso nome ma che non si comportava bene e gli disse: “Senti: tu o cambi nome, o cambi vita!”. Insomma, non voleva che quel tale con il suo comportamento vile e meschino sfigurasse il nome di Alessandro! Nostro Signore in qualche modo ci dice la stessa cosa: “Tu sei cristiano, porti il mio nome: allora, o cambi nome o cambi vita!”.

È un rimprovero che ci sta bene a tutti quanti noi, fratelli e sorelle, che ci crediamo cristiani, ma qualche volta non lo siamo,  o non lo siamo in pienezza, o non lo siamo come dovremmo.

La parabola che Nostro Signore ci racconta nel Vangelo di oggi si addice “a pennello” anche a noi. Qualche volta diciamo: “Sì, Signore, ti voglio bene! Io abbandonarti?! … Mai! Dovessi morire per te! …”, come si espresse anche San Pietro quella volta. Ma poi … “ci perdiamo per la via” come si suol dire. C’è un altro proverbio che dice: “La strada che porta all’inferno è lastricata di buoni propositi e di belle parole”. Ci vuole invece la pratica. “Non chiunque mi dice ‘Signore, Signore’ entrerà nel Regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”.

Gesù Cristo questo ci ha detto, e questo ci ha insegnato sino alla fine: “Non sapevate che io devo fare la volontà del Padre mio, che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?! … Il mio cibo è fare la volontà del Padre. Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito! …”.

 

Cari fratelli e sorelle, facciamo oggi ancora una volta questo buon proposito di sforzarci di imitare davvero in tutto nostro Signore Gesù Cristo, e così tutta la nostra vita sarà trasformata. Insomma, nelle diecimila occasioni della vita, chiediamoci: “Come penserebbe Gesù al posto mio? Quale sentimenti coltiverebbe in sé? Adesso, come parlerebbe Lui al posto mio? …”. In realtà, si salvano e si santificano, vanno in Paradiso soltanto quelli che assomigliano a Gesù Cristo.

E, tra tutti gli imitatori di Nostro Signore - vi ho detto che sono stati i Santi - vorrei in particolare ricordare oggi San Francesco, visto che ci avviciniamo alla sua festa.

San Francesco, sapete, menava una vita un po’ “mondana” fino a venticinque anni, seguendo altri modelli. Un giorno però Gesù gli parlò ponendogli una domanda che lo mise in crisi: “A che ti vale? Chi può darti di più, il padrone o il servo?". "Il padrone", rispose Francesco. - "E allora perché abbandoni il padrone per il servo?”. E da quel momento San Francesco cambiò padrone e cambiò vita e cambiò modello. E volle imitare Gesù il più perfettamente possibile nell’umiltà, nella povertà, nell’obbedienza, nella vita totalmente consacrata al Regno di Dio. E il suo esempio, come sappiamo, suscitò poi anche la sequela di tanti e tanti altri, tra cui Santa Chiara ecc … Quando uno decide di seguire Gesù e si sforza di conformarsi a Lui, fa un mucchio di bene alla Chiesa e all’umanità intera. Ecco, applaudiamo a San Francesco e cerchiamo di fare come lui; e se qualcuno tra i giovani, ragazzi e ragazze, sentisse nel cuore la chiamata a seguire le orme del Serafico Padre San Francesco e della Serafica Madre Santa Chiara, non se lo lasci ripetere due volte perché questa è una strada davvero bella e gloriosa.

 

E infine vorrei concludere con la Madonna perché non c’è esempio e modello più sublime del suo: oltre che la Madre, lei è la più perfetta imitatrice del Figlio suo. Una volta una donna tra la folla disse noi: “Beata la mamma che ti ha fatto!”. E Gesù Cristo rispose: “Ma la mia Mamma è più beata non tanto perché mi ha dato la vita fisica e perché mi ha allattato, ma perché ha fatto la Volontà del Padre mio!”. E perciò Gesù altra volta disse: “Chiunque fa la volontà del Padre mio è per me fratello, sorella e madre”.

La Madonna è grande perché ha fatto perfettamente la Volontà di Dio. Prendiamo dunque l’esempio di Gesù, e l’esempio di San Francesco, di S. Chiara, di tutti i santi imitatori di Gesù. E prendiamo anche l’esempio della Madonna, la quale, Mediatrice di tutte le grazie, ci conceda questa grazia suprema di imitare perfettamente Nostro Signore e di ricopiare in noi il suo volto e i suoi sentimenti, quello che Lui è. E saremo felici!

 

Sia lodato Gesù Cristo !

Padre Michele Iorio

 

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