Radio San Giuseppe

Per conoscere e amare il più grande santo

Di Padre Michele Iorio - Cari fratelli e sorelle, senz’altro conoscete Santa Teresa del Bambino Gesù, giovane carmelitana scalza vissuta alla fine del 1800, morta a 24 anni nel Carmelo di Lisieux in Francia  dove era entrata a soli 15 anni. In nove anni si fece santa, donandosi completamente al Signore con tutto il cuore e con tutta l’anima, a beneficio della Chiesa. Ha scritto un libro in cui racconta la storia della sua vita, o della sua anima. Infatti si intitola proprio “Storia di un’anima”. È un libro assai bello che consiglio di leggerlo, perché aiuta molto nel cammino spirituale. In esso la Santa dice che una volta si mise a leggere quel passo di San Paolo nel quale l’apostolo dice che il Corpo Mistico di Cristo è un po’ come il nostro corpo fisico nel quale ogni membro ha un posto e una funzione e neanche il più piccolo membro è senza senso e senza valore, perché il Signore ha fatto le cose per bene. E così - ragiona San Paolo - anche nel grande Corpo che è la Chiesa, del quale tutti noi facciamo parte in quanto battezzati, ognuno ha un compito specifico e una missione particolare. E dice: c’è chi è evangelista, chi è apostolo, chi è profeta ecc ecc … ed enumera parecchi posti e parecchi compiti nella Chiesa. Ma - riflette Santa Teresina -: “Io non mi riconoscevo in nessuno di essi. Quale dunque era il mio posto e il mio compito nella Chiesa?! … E poi io - continua - (strano a dirsi!) sentivo in me di voler essere in qualche modo in tutti posti, di voler fare tutto, sentivo in me come tutte le vocazioni. Sentivo in me come la vocazione del sacerdote: Magari avessi potuto essere sacerdote! Sentivo in me la vocazione del martire: Magari potessi dare la vita per Gesù Cristo! Sentivo in me la vocazione dell’apostolo e del missionario: Magari potesse andare in terre lontane ad annunciare il Vangelo di Gesù! E intanto? Intanto sono qui, monaca di clausura, chiusa in un convento! Che cosa posso fare, che cosa debbo fare?! … E stavo, in qualche modo, in questo dubbio, quando, riflettendo più in profondità e illuminata dallo Spirito Santo, compresi una cosa importante: che, se la Chiesa è un corpo, un po’ come è il nostro corpo, nel nostro corpo ci sono gli occhi, ci sono i piedi, c’è la bocca, e ci sono tutti quanti gli altri membri. E ognuno ha la sua funzione. Ma nel nostro corpo fisico, c’è anche un membro, che è nascosto, che nessuno vede, ma che è importantissimo, e senza il quale non si farebbe un bel niente. Qual è? È il cuore! È il nostro cuore, che dà sangue e vita a tutte le altre membra”. Difatti, quando si ferma il cuore, si ferma anche la vita. E guai, se si ferma per un po’! C’è il collasso cardiaco e si muore! E allora, Santa Teresina argomenta: “Io, nel Corpo Mistico di Cristo che è la Chiesa, voglio essere il cuore, che dà sangue e vita a tutte le membra. Cioè, voglio essere l’amore. Se non ci fosse l’amore, i martiri non dovrebbero più il sangue per Gesù. I missionari non andrebbero più lontano ad annunciare il Vangelo. Ecc ecc … Senza l’amore nessuno nella Chiesa farebbe il suo compito. Nessuno assolverebbe la sua missione, se non ci fosse l’amore, l’amore supremo per Dio e l’amore soprannaturale per i fratelli”. E così, conclude  la nostra Santa: “Mi sentii tanto felice, mi sentii come rinata; e cominciai a gridare: nel Corpo della Chiesa mia Madre io sarò il cuore, io sarò l’amore! E così, in qualche modo, avrò in me tutte le vocazioni: la vocazione del sacerdote, la vocazione del martire, la vocazione del missionario e dell’evangelizzatore!”.
 
Cari fratelli e sorelle, ho voluto citarvi quest’episodio della vita di una cara santa, per cominciare a riflettere insieme a voi su questa verità veramente fondamentale, e cioè che ognuno di noi - per quanto possa essere piccolo (un bambino), per quanto possa essere anziano (un vecchio), o per quanto possa essere povero, o ammalato -  ognuno nella Chiesa ha un compito, ha un posto singolare perché l’occhio non può essere piede, né il piede può essere occhio. Tutti quanti nella Chiesa abbiamo un compito specifico.
Il guaio potrebbe essere questo: che uno si crede tutto lui e disprezza gli altri. Dice, per esempio: Ah, donarsi ai poveri, sporcarsi le mani per i poveri, questo sì che vale, questo sì che è importante! Ma una monaca di clausura a che serve? è un essere inutile! … O anche un sacerdote, a che serve?! ….”. Talvolta è stato detto: “I sacerdoti sono parassiti della società!  Ecc ecc …” e tante altre di simili espressioni. No, non si disprezzi nessuno, perché ripeto: Tutti siamo validi e importanti!
 
Inoltre, talvolta capita che noi sbagliamo a giudicare, e crediamo meno importanti coloro che invece sono più importanti. Il cuore, dentro di noi, nessuno lo vede; e se uno guarda l’uomo dall’esterno dirà: “Ma le mani sono così importanti, perché fanno, prendono ecc ecc …; i piedi sono importanti perché camminano, vanno, tornano …; la voce è importante perché parla, si esprime, perché con essa si fa un ragionamento …”. E nessuno pensa al cuore che pure in verità è tanto più importante. E così nella Chiesa ci sono anche le monache di clausura che pregano e si sacrificano per la gloria del Signore e per il bene delle anime; e sono anche importanti, e sono molto importanti! E ancora nella Chiesa ci sono anche gli ammalati, i sofferenti, e quanti ce ne sono! Noi ne conosciamo alcuni, ma quanti altri non li conosciamo; e sono abbandonati e soli. Sono importanti?! … Certo! Ma non fanno niente! E che cosa possono fare? Forse solo dirsi il Santo Rosario! Eppure sono importanti, fratelli miei! Non disprezziamo nessuno! Il Signore li ha molto cari, e molto stretti a sé! Ognuno nella Chiesa ha un compito importante e fondamentale. Ho detto che, talvolta, noi diciamo: “I preti non servono a niente! Sono dei parassiti!”. Ma riflettiamo: Se non ci fossero i sacerdoti, chi potrebbe consacrare il Corpo e il Sangue di Cristo? Chi potrebbe assolverci dai nostri peccati? Chi potrebbe dirci: “Vai in pace, figlio mio: il Signore ti ha perdonato e non peccare più?”. Chi annuncerebbe il Vangelo? Ecc ecc …
 
Però, può anche capitare l’errore contrario: che, magari, si dice: “i laici non servono a niente!”. E forse talvolta, nella storia della Chiesa, è successo un guaio del genere. “I laici non servono a niente, e valgono solo i preti!”. No, perché il prete non vale soltanto lui! Non arriva a tutto! Nostro Signore Gesù Cristo non ha voluto che facesse tutto lui, ma ha voluto anche i Diaconi, e i religiosi e i laici nel suo Corpo Mistico che è la Chiesa. E la Prima Lettura di oggi ci fa capire in qualche modo proprio questo concetto. Ecco che la primitiva comunità cristiana - avete sentito - diciamo che “andava a gonfie vele” perché tutti “avevano un cuor solo e un’anima sola”.  Avevano i beni in comune, si riunivano nella preghiera, ascoltavano gli apostoli, e non si facevano troppo pregare per adempiere queste cose, come invece capita talvolta per noi oggi. Ma, ma … anche quella comunità era fatta di uomini; e gli uomini per se stessi sono imperfetti e deboli. Difatti, ad un certo punto sorse un malcontento: le vedove degli ellenisti dicevano di essere trascurate nel servizio della carità …. Difatti, gli apostoli curavano anche il servizio ai poveri, cioè li aiutavano, davano da mangiare …  proprio perché tutto era in comune. E si mormorava: “Queste vedove vengono trascurate … non vengono troppo aiutate e curate”. E così gli apostoli dissero: “Ma noi abbiamo già tanto, troppo da fare! Dobbiamo amministrare i Sacramenti, dobbiamo pregare, dobbiamo annunciare la Parola di Dio. E allora, scegliete degli uomini buoni, pii, devoti, giudiziosi, pieni di Spirito Santo, che possono fare questo compito”. E ne scelsero sette, i primi sette Diaconi - come la Chiesa ha sempre interpretato questo passo - tra i quali ci fu anche il protomartire Santo Stefano. E allora, continuando il nostro discorso, dobbiamo dire: Anche i Diaconi sono importanti, come  i battezzati laici sono importanti. Dobbiamo ripeterlo e dirlo ad alta voce, perché essi devono sentirsi responsabili nel loro compito.
Per esempio, i genitori cristiani. Se i genitori cristiani non insegnano ai loro figli le prime verità della fede, dalle cose più semplici come il segno di croce e le prime preghiere, chi le insegnerà a loro?! ...  E così per gli studenti: essi si trovano in altri ambienti, in mezzo ai compagni che spesso la pensano in maniera diversa. Chi potrà annunciare il Vangelo di Gesù nelle università, nelle aule, in certi ritrovi, se non il giovane cristiano? E così via; si potrebbero fare tanti altri esempi.
 
San Pietro nella Seconda Lettura dice che tutti quanti noi, per volontà di Dio, in quanto fedeli, credenti, battezzati, possiamo e dobbiamo essere “pietre vive”. Le case (soprattutto una volta) si costruiscono con le pietre, con i mattoni … Orbene, S. Pietro usa proprio questa immagine per dire: “Ognuno è come una pietra per la costruzione dell’edificio spirituale che è la Chiesa di Dio. E ciascuno di voi dunque è importante”. L’unica preoccupazione dovrebbe essere appunto quella di essere “pietra viva”. L’unico problema è di stringersi a Cristo-pietra viva, perché, se non sono stretto a Cristo, posso essere Papa, posso essere vescovo, posso essere sacerdote e posso essere genitore cristiano, ma farò sempre e soltanto guai, a prescindere da quei guai che Dio non mi fa fare perché così ha promesso, come per il Papa con il dogma dell’infallibilità. Anzi, a tal proposito, chi più sta in alto, più deve essere stretto a Gesù Cristo per non fare guai e per fare invece tanto bene. Dice San Pietro: “Stringendovi a Cristo pietra viva, rigettata dagli uomini ma scelta e preziosa dinanzi a Dio, anche voi venite utilizzati quali pietre vive”. Dobbiamo stringerci a Cristo, sposi e genitori cristiani, , bambini, giovani, anziani, ammalati, sacerdoti! Tutti quanti noi dobbiamo stringerci a Cristo! Perché?! … Perché è semplicemente lui, sì lui, Gesù Cristo, il nostro tutto! E solo stretti a Gesù Cristo possiamo raggiungere la meta della salvezza eterna, secondo la volontà di Dio!
 
Infatti, nel Vangelo di oggi Gesù Cristo comincia con il dire: “Non sia turbato il vostro cuore! Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me, perché io sono Dio come il Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola. Io sono nel Padre e il Padre è in me. Abbiate fiducia, non sia turbato il vostro cuore, perché in Cielo, in Paradiso, ci sono molti posti. C’è posto per tutti; c’è posto proprio per tutti!”. Ecco la prima verità consolantissima: tutti gli uomini sono chiamati al Paradiso, alla salvezza eterna, alla comunione con Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo, Dio Santissima Trinità.
E come si va in Cielo? Per mezzo di Gesù Cristo! Dice infatti Gesù Cristo rispondendo a San Tommaso che faceva un po’ il ragionatore a tempo perso: “Io sono la via, la verità e la vita! “. Fratelli miei, se pensiamo bene a questa affermazione di Gesù Cristo, si rizzano i capelli in testa per chi ce li ha, o viene la “pelle d’oca”. “Io sono la via, la verità e la vita!”. Noi abbiamo letto e studiato tante cose; ma nessun uomo, per quanto grande ed esaltato, è arrivato a dire una cosa del genere. I capi hanno detto: “Io vi dico qual è la via, ve la indico!”. I filosofi hanno affermato: “Noi vi annunciamo la verità!”. E altri avranno sentenziato: “Noi vogliamo che facciate così, perché possiate aver la vita e la salute!”. Ma Gesù Cristo non dice semplicemente così; egli dice invece delle parole umanamente assurde se non fossero divine e vere! Perché dice: “Io sono la via! Io sono la verità! Io sono la vita!”. “Che cos’è la verità?”, chiese quella volta filosoficamente Ponzio Pilato per non scomodarsi troppo dal suo trono.
 
Cari fratelli e sorelle, noi vogliamo la via? Certo! Noi vogliamo la verità? Certo! Noi vogliamo la vita? Certo! E allora dobbiamo aderire a Nostro Signore Gesù Cristo: “Da chi andremo, Signore? Tu hai parole di vita eterna!”. E se è vero che ognuno ha un compito specifico nella Chiesa, questo però è il compito comune a tutti: Annunciare Gesù Cristo ai nostri fratelli, dovunque nell’ambiente in cui ci troviamo, con tutti i mezzi leciti e possibili. Ognuno lo farà secondo la sua condizione: il sacerdote come sacerdote, il laico come laico. Ma, in ogni caso, annunciare Gesù Cristo “via, verità e vita e salvezza” per tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi!
 
Sia lodato Gesù Cristo!

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