Radio San Giuseppe

Per conoscere e amare il più grande santo

Di Padre Michele Iorio - Sia lodato Gesù Cristo! Si dice che una volta un parroco, parlando in chiesa la domenica, durante la Santa Messa, avesse fatto una bella omelia sul Paradiso. E alla fine chiese ai fedeli: “Chi di voi vuole andare in Paradiso si alzi in piedi!”. Allora tutti quanti si alzarono, o meglio tutti eccetto uno che stava al primo banco e che continuò a rimanere seduto. Mah! Il parroco giustamente trovò strana la cosa; e allora, per assicurarsi delle intenzioni di quel tipo, fece una seconda domanda: “Ed ora chi tra di voi vuole andare all’inferno si alzi in piedi!”. Ma tutti restarono seduti; nessuno si alzò, neanche il tipo del primo banco. Allora il parroco, un po’ sconcertato, si rivolse direttamente a lui e gli chiese: “Ehi tu, ma insomma dove vuoi andare?”. E lui: “No, signor parroco, io non voglio andare  da nessuna parte; io voglio restare tranquillamente seduto quaggiù!”.

Una risposta certo strana, una risposta anche che fa ridere o sorridere. Ma io, leggendo questo episodio, cari fratelli e sorelle, ho pensato che tra gli uomini, e anche tra noi cristiani, esistono talvolta due tipi di persone, o veramente ne esisterebbero tre. Ma intanto meditiamo su questi due tipi di persone.

 

Il primo tipo dice: “Io voglio andare in Paradiso!”, come quelle persone che lì in chiesa si alzarono in piedi. Immaginiamo però che il parroco avesse continuato domandando loro: “Ma sapete che, per andare in Paradiso, bisogna amare il Signore,bisogna amare i fratelli, bisogna osservare i santi Comandamenti, e specificamente bisogna non uccidere, non rubare, non commettere atti impuri, non dire falsa testimonianza, non imbrogliare, agire con giustizia, con sobrietà, bisogna pregare, bisogna fare le opere buone, bisogna avere tanta misericordia ecc ecc … Siete disposti a fare tutto questo?”. Chissà che cosa avrebbero risposto quei fedeli che pure si alzarono in piedi?! …  Cioè, ci sono degli uomini e dei cristiani che in teoria vogliono andare in Paradiso ma in pratica non vogliono prenderne la strada. Gesù Cristo disse quella volta: “Sì, la vita eterna è il destino ultimo di tutti! Ma per arrivarci, bisogna imboccare e continuare il cammino per una strada un po’ dura, difficile, che fa soffrire. Bisogna passare per una porta un po’ stretta”. Tutte immagini per dire che il nostro cammino verso il Cielo comporta il rinnegamento di se stessi: “Chi vuol  venire dietro di me rinneghi se stesso!”. È fatto di croce e di croci: “Chi mi vuol seguire prenda la sua croce ogni giorno!”. E’ fatto di conversione, è fatto di vigilanza, è fatto di preghiera.

Ecco il nostro cammino verso il Cielo. Se vogliamo la meta, dobbiamo volere anche la strada, dobbiamo volere anche i mezzi. Diversamente, saremmo strani e contradditori, né più né meno come chi dicesse: “Io voglio andare a Roma” e intanto se ne stesse tranquillamente a casa sua. - “Scusa, ma tu vuoi proprio andare a Roma?”. - “Certamente, voglio andare a Roma!”. - “Ebbene, allora muoviti! Prendi un mezzo qualunque. Prendi l’aereo, prendi il treno, prendi la macchina, o se vuoi avviati anche a piedi! Basta che cammini, e allora arriverai a Roma! Diversamente, solo con il desiderio e con le parole, e con la pura volontà non arrivi mai più in là del posto in cui stai attualmente!”. Se noi vogliamo andare in Cielo, dobbiamo prenderne la strada, e poi continuarla con costanza e con perseveranza sino alla fine, perché Gesù ha anche detto: “Chi persevererà sino alla fine sarà salvo”. Se invece noi volessimo andare in Paradiso ma non ne prenderemmo la strada, non useremmo i mezzi che conducono alla salvezza, saremmo strani. Saremmo - per usare un altro esempio -  come un ragazzo al quale il professore chiede: “Tu vuoi essere promosso?”; e lui: “Sì, signor professore, certamente!”. - “Ebbene, studia “. - “Ah no, studiare è troppo duro, non mi va; mi piace di più giocare a pallone. Mi piace di più andare al bar, mi piace di più uscire con gli amici”. -“Ma allora, tu in realtà non vuoi essere promosso; si vede che non vuoi essere promosso! Cioè, non hai vera e concreta volontà di essere promosso”. Questo è né più né meno il discorso che faceva Nostro Signore domenica scorsa: “Se mi amate, osservate i miei Comandamenti!”.

Insomma, è come una verifica del nostro amore per Dio l’osservare i suoi santi Comandamenti e mettere in pratica la sua volontà, il prendere i mezzi e la strada che conducono il Cielo. E’ come una prova. Avete visto quando gli studenti fanno le operazioni di matematica? Poi, dopo che l’hanno risolto quell’operazione, dicono: “Adesso facciamo la prova, per vedere se il risultato è giusto oppure è sbagliato!”. E fanno la cosiddetta prova: talvolta esce, talvolta non esce. E se il risultato non esce, vuol dire che qualcosa è sbagliato nel calcolo fatto prima. E allora Gesù ci dice: “Fate la prova per vedere se la vostra operazione è veramente fatta bene! Mi amate? Bene! Osservate i miei Comandamenti! Se non li osservate, in realtà dovete sapere che voi non mi amate! Volete andare in Cielo, in Paradiso; volete salvarvi l’anima per tutta l’eternità? Bene, rinnegate voi stessi, prendete la vostra croce e venite dietro di me!”. - “Ah no, Signore, questo è troppo duro e difficile! “. Come fece quel giovane ricco, che in realtà amava più se stesso e le sue ricchezze che Nostro Signore e la vita eterna e le cose del Cielo; e così se ne andò per la sua strada triste e angosciato, perché non seppe  fare lo sforzo necessario e non ebbe il coraggio di dire: “Sì, Gesù, ti vengo dietro e ti seguo!”.

Ecco la prima categoria di cristiani, che vogliono il Cielo e il Paradiso, ma magari non vogliono, o perlomeno non vogliono costantemente, non vogliono con tutte le forze i mezzi per andare in Cielo. Come sapete, Santa Bernadette Soubirous aveva visto la Madonna più volte, e la Madonna in una  apparizione le aveva detto: “Figlia mia, prometto di farti felice non in questa ma nell’altra vita!”. Orbene, un giorno alcune compagne  le chiesero: “Ma tu sei sicura di andare in Cielo? “. E lei: “Sì, sono sicura, se compio bene il mio dovere!”. Rispose proprio in maniera saggia: “Sì, sono sicura di andare in Cielo, se compio bene il mio dovere!”; perché il Signore è fedele, perché il Signore dà una parola e poi la mantiene. Egli è fedele! E questo pensiero può darci tanta forza e fiducia e speranza, specie quando, presi da tante cose e tribolazioni, o dalla stanchezza e dalla noia ecc ecc … quasi ci disperiamo e diciamo: “Mah, il Paradiso è troppo lontano! Mah il Paradiso è troppo difficile! Mah, mi sembra che il Signore mi abbia abbandonato e mi abbia lasciato solo! Come farò a salvarmi?! … Come farò ad avere la vita eterna?! ...”. “Sì, sono certo di andare in Paradiso, se compio il mio dovere, se osservo i santi Comandamenti di Dio, se lo amo con tutto il cuore, o se mi sforzo di amarlo con tutto il cuore e se mi sforzo di amare i miei fratelli come me stesso, anzi come Gesù li ha amati e li ama”. Sono certo, sono sicuro, perché il Signore lo ha promesso ed Egli mantiene le promesse!

Ma, cari fratelli e sorelle, domandiamoci: per caso apparteniamo noi - Dio non voglia! - a questa prima categoria di persone che vogliono il Cielo, ma non vogliono i mezzi per andarci?! …

 

Ed ora passiamo alla seconda categoria di cristiani, significata da quel tipo al primo banco, il quale rispose al parroco: “No, io non voglio andare a nessuna parte! Io sto bene qua. Voglio restare seduto, tranquillamente; non mi scomodate molto!”. Fa pensare a Don Abbondio dei Promessi Sposi, il quale non voleva troppo compromettersi, non voleva troppi fastidi, ma neanche a farlo apposta, capitavano proprio tutte a lui! In realtà, c’è una categoria di uomini e di cristiani, che non vogliono troppo scomodarsi, che il discorso della vita eterna e del Paradiso quasi non gli interessa. Talvolta, magari ci fanno domande  di politica o di economia o di moda o di sport o di altre cose  e noi rispondiamo: “Ma io non mi interesso! Non sono competente in queste cose! Non me ne occupo per niente!”. Questo è possibile per le cose di questo mondo, perché è possibile che per uno lo sport non dica niente o quasi niente; ma che la vita eterna, che questo discorso dell’anima, di Dio, della fede, della religione non dica niente ad una persona umana, o peggio non dica niente ad un cristiano, il quale al contrario se ne vuole restare tranquillo, senza scomporsi, nella sua mediocrità e nella sua indifferenza, questa è una cosa terribile, questa è una cosa imperdonabile! Eppure, ahimè, c’è tanta indifferenza religiosa specialmente oggi! Da parte anche di tanti cristiani e addirittura di tanti sacerdoti e religiosi! E anche da parte nostra forse!

Fratelli e sorelle, oggi noi festeggiamo la solennità dell’Ascensione, che in qualche modo conclude il ciclo pasquale, conclude tutti i misteri che abbiamo celebrato fin qui. Abbiamo celebrato il Santo Natale e le altre festività.  Poi è iniziata la Quaresima, durante la quale abbiamo ricordato in modo particolare la Passione e Morte di Nostro Signore. Infine, in questi 40 giorni, abbiamo festeggiato la Risurrezione … Quanti misteri divini! Eppure, per tante persone, questo non è significato niente, o quasi niente! Non sono mai andati a Messa né si sono accostati ai Sacramenti! È venuto il Natale, è venuto il Venerdì Santo, è venuta la Pasqua, viene oggi l’Ascensione, verranno altre festività, ma essi restano sempre uguali, come prima o peggio di prima! Cioè, non vogliono mai decidersi a cambiare vita sul serio, a pensare un po’ di più al Cielo e all’anima propria. Eppure, questo è veramente importantissimo, è la cosa più importante! Non possiamo restare seduti al nostro banco e dire: ”No, voglio restare qui, quieto e tranquillo!”. Da quando il Figlio di Dio si è fatto uomo ed è venuto sulla terra e ha dato quell’annuncio, cioè l’annuncio: “Convertitevi e credete al Vangelo, credete in me, accogliete la mia Grazia e la mia salvezza!”, ogni uomo non può più restare come prima, ogni uomo al quale giunge questo annuncio. E a tutti gli uomini deve giungere questo annuncio! Lo abbiamo sentito oggi dalle labbra medesime di Gesù Cristo benedetto che, dopo la sua Resurrezione, disse agli apostoli: “Attendete a Gerusalemme, perché dovete ricevere lo Spirito Santo, il quale vi darà la luce e la forza affinché voi poi mi siate testimoni in Giudea, in Galilea e fino agli estremi confini della terra. Andate in tutto il mondo, ammaestrate tutte le genti,  battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto quello che io vi ho comandato”.

Però Gesù, dando agli apostoli il comando “andate, evangelizzate! “ - al quale comando la Chiesa ha sempre obbedito e continua a obbedire, e a fare così anche oggi -  ha aggiunto: “Io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo!”. 

Cari fratelli e sorelle, noi vogliamo andare in Cielo, ma vogliamo anche intraprendere la strada che ci porta al Cielo, noi vogliamo usare i mezzi necessari, indispensabili per ottenere la salvezza. Noi vogliamo inoltre che questo annuncio venga portato a tutti, a tutti gli uomini. Ma, come già dicevo, talvolta forse in questo cammino verso il Cielo e in questo annuncio che portiamo agli altri, potremmo sentirci un po’ stanchi, sfiduciati o scoraggiati perché siamo deboli, fragili, imperfetti, peccatori ecc ecc …. Però c’è una cosa che ci dà coraggio: Non siamo soli, Gesù è con noi!  “Ecco: io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo!”. Certo, dobbiamo allenare la nostra fede perché, o Gesù, noi non ti vediamo! Ci piacerebbe tanto poterti vedere, poterti ascoltare, poterti parlare, poterti toccare, avere l’esperienza diretta di te come l’ebbero gli Apostoli, ma questo non è più possibile. Il nostro tempo su questa terra, da quando Gesù è salito al Cielo, è il tempo della fede. Sì, è il tempo della fede, come il pellegrino che non vede ancora la meta dei suoi passi ma sa che c’è e verso quella meta dirige i suoi passi e i suoi sforzi. Da quando Gesù è asceso al Cielo, questo è il tempo dell’attesa. Sì, tutti quanti attendiamo, che cosa? Attendiamo “cieli nuovi e terra nuova”, attendiamo la vita eterna per la nostra anima e alla fine anche per il nostro corpo resuscitato e glorificato. Dice il proverbio: “lontano dagli occhi lontano dal cuore“, ma per noi cristiani non deve essere così! Sì, Gesù è in Cielo, questo è vero; dunque è lontano. Gesù è in Paradiso; dunque, non lo vediamo! Ma forse che per questo Egli sarà lontano anche dal nostro cuore?! … Sarà lontano anche dal nostro amore?! … No, questo non è vero, non può e non deve essere vero! Anzi, Gesù è con noi, sempre, perché Lui lo ha detto, non fosse altro che per il Vangelo che ci conserva la sua parola. Non fosse altro che per i pastori, i vescovi, il Papa, suoi rappresentanti, che ci spiegano la sua dottrina. E soprattutto per l’Eucarestia, che ci conserva realmente il suo Corpo e il suo Sangue, la sua anima e la sua divinità, lui, proprio lui in persona, Nostro Signore Gesù Cristo! Ma per questo c’è bisogno di fede, di tanta fede: “Beati quelli che credono, che sperano e che amano anche senza vedere!”. Perché, al termine del pellegrinaggio, ci sarà anche per essi l’ascensione e la glorificazione nella vita eterna del Paradiso! E così sia!

Sia lodato Gesù Cristo!

 

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